Strazze?

Coming soon…

Il riparare diviene simbolo di apprezzamento per il lavoro e per le risorse che un capo di abbigliamento racchiude in se.

Arricchito anche da pezzi storici rammendati provenienti dall’archivio del Museo delle Donne: rammendare non per necessità, ma come atto etico, al pari del cosiddetto lavoro domestico richiesto alle donne.

Strazze: termine popolare per strofinacci o vestiti a buon mercato.

Per Julia Vontavon, sarta in formazione, questi ultimi sono ormai da tempo un prodotto problematico del settore della “moda “veloce”.

Con il suo progetto vuole attirare l’attenzione sulle disastrose condizioni di lavoro e sui processi dannosi per l’ambiente propri della produzione tessile. Desidera anche fare riflettere su come solitamente trattiamo i capi d’abbigliamento una volta acquistati,  specialmente quando appaiono i primi buchi o quando non sono più all’ultima moda.

L’indumento più sostenibile è quello che possediamo già.

La prima mostra di Julia Vontavon (1- 8 settembre a Chiusa) mira a mostrare come si possa dare una seconda vita ai capi di abbigliamento riutilizzandoli o utilizzandoli in altro modo.

Quella che un tempo era una delle tante faccende domestiche femminili non pagate, rattoppare e rammendare, ora è diventa un’azione di protesta contro la società usa e getta, e in rete ha la sua visibilità con un suo tag #visiblemending.

Un’ulteriore forma di riciclaggio è l’upcycling, che trasforma oggetti non più utilizzabili o non più in uso in qualcosa di nuovo, in qualcosa di nuovamente indossabile grazie a nuove composizioni artigianali.